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SINTETICA FEST: Human in the Loop

Sintetica è un collettivo torinese che dal 2018 indaga spettri e declinazioni della musica elettronica, soprattutto attraverso l’uso di sintetizzatori modulari. Un’indagine che viene periodicamente restituita al pubblico sotto forma di performance dal vivo in diversi spazi della città. Con Sintetica Fest, il collettivo ha dato vita al suo primo festival, alimentando il dialogo attorno a una riflessione precisa: l’intersezione tra umano e tecnologia, intesa come la linea di confine lungo la quale i due opposti si riconoscono e interagiscono, ciascuno con le proprie modalità.

Uno spazio in cui possono amplificarsi così come annullarsi, essere moltiplicatori l’uno dell’altro, ma anche oscillare tra queste possibilità. Le installazioni e le proiezioni disseminate negli spazi del Bunker – selezionate da Sintetica attraverso una open call – hanno interrogato questa ambiguità e messo in scena un meccanismo: sistemi che si comportano in modo prevedibile finché la presenza umana non si immette nel loro flusso e li destabilizza, manifestando stati d’errore, reazioni di difesa, glitch e tentativi di autodistruzione. 

Negli spazi installativi e nei salotti che si creavano spontaneamente attorno al dancefloor, si è discusso principalmente del rapporto tra umano e Intelligenza Artificiale: chatbot conversazionali usati come valvole di sfogo e specchio del proprio malessere; prompt chaining a metà tra pericolosa accondiscendenza e allucinazione ordinata; quante informazioni sono presenti dentro a un software governato dall’AI, quali relazioni sussistono tra loro e che tipo di bias quel sistema restituisce più spesso?

Sovrapposto a queste conversazioni, il suono dei live è andato avanti per quattordici ore di fila. I palchi allestiti al Bunker erano quattro, ciascuno con una propria identità sonora: chi spingeva su ritmi più martellanti, chi puntava su crescendo e drop per invitare a ballare, chi virava verso territori più sperimentali e stratificati. Si ballava in uno stato meditativo – occhi chiusi, respiri lunghi, movimenti minimi, quasi in trance – per poi riaccendersi di scatto appena i bpm salivano.

 Alla musica si alternavano act più performativi, ibridi tra parola e suono, come quello di Lettera 808: collettivo resident di Sintetica che intreccia monologo, improvvisazione ed elettronica creando labirinti mentali a metà tra l’assurdo e l’assurdamente vero. La loro performance è stata un modo per liberare un flusso ininterrotto di coscienza sostenuto da melodie sintetiche; un flusso non troppo diverso da quello che si genera quando interagiamo con la tecnologia, lottando continuamente tra creazione di senso, comprensione del testo (e sottotesto), e filtraggio del rumore di fondo. 

L’idea di loop avrebbe potuto trovarsi anche nel nome del festival. Ce lo ha raccontato Corrado, membro del collettivo: nel gruppo era balenata l’idea di chiamare l’evento “Human in the Loop”, a evocare un immaginario in cui l’umano interagisce con la tecnologia senza però esserne risucchiato, consapevole di ciò che ha di fronte – potenzialità, rischi, zone grigie – e soprattutto impegnato nel tentativo di essere il più possibile presente nelle scelte che compie, nel preservare la propria autonomia cognitiva e nel mantenere vivo un pensiero critico.

Anche se alla fine si è scelto un nome diverso, il concetto di human in the loop ha avuto eco per tutta la notte. Tra frequenze elettroniche e immagini glitchate, eravamo tuttə immersə in un flusso generato dalla stessa interazione attorno a cui Sintetica ha costruito il festival. Eppure, continuavamo a chiederci dove iniziasse l’umano e finisse la tecnologia.

Potrebbe essere proprio questa la domanda che ci tiene fuori dal loop? 

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