3 min read Beatrice Fida

Mostra alla GAM di Torino: dentro “Anger Pleasure Fear” di Linda Fregni Nagler

Prorogata fino al 12 aprile 2026, la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di

Torino ospita Anger Pleasure Fear, la prima mostra antologica italiana dedicata all’artista italo-svedese Linda Fregni Nagler (Stoccolma,1976), a cura di Cecilia Canziani.

Costruita attorno alla dialettica tra The Hidden Mother e l’inedita Vater, l’esposizione mette in dialogo cicli lontani nel tempo e nello spazio: madri nascoste e padri mutilati, soldati disertori e altre povere creature.
Chiaroscuri attraversati dalla luce di una macchina fotografica che a volte illumina, a volte inquieta — come tutto ciò che sfida lo sguardo e obbliga al pensiero.
Nel ciclo Pour commander à l’air — quindici fotografie e tre sculture — il punto di partenza sono immagini di cronaca di persone che precipitano e una frase di Nadar: “être plus fort, plus lourd que l’air, pour commander à l’air”.

La fotografia interviene come dispositivo critico: non arresta la caduta, ma ne cristallizza l’istante, sottraendolo al compimento e alla linearità del tempo. Un episodio di cronaca che diventa letteratura: lì, in quell’istante sospeso, si può ancora immaginare.
Cos’è la fotografia? Forse una magia, forse un invito a riflettere: cosa c’è prima, cosa dopo, cosa resta? Il soggetto fluttua in un limbo senza contorni dove non si vive ma non si muore davvero.

Linda Fregni Nagler
A Moment of Suspense, 2014
Dalla serie Pour commander à l’air, 2014
Stampa alla gelatina ai sali d’argento su carta baritata opaca, virata al selenio / gelatin silver print on matt baryta paper,
selenium toner
115.8 x 132.1 cm

Courtesy dell’artista

L’installazione The Hidden Mother, presentata alla Biennale di Venezia nel 2013, raccoglie 997
dagherrotipi, carte-de-visite e tintype, in cui il soggetto visibile — un bambino — cela la madre,
presente ma avvolta da un drappo. Nei primi ritratti fotografici, la presenza dell’adulto era
indispensabile: i lunghi tempi di posa richiedevano qualcuno che sostenesse il bambino, invisibile
ma determinante. Queste immagini ci ricordano che ogni fotografia nasce così, dall’incontro tra
visibile e invisibile, tra ciò che mostra e ciò che protegge.

Una riflessione simile attraversa la serie Vater, dedicata al Mensur, il duello rituale delle confraternite studentesche tedesche. Qui i drappi diventano bende, le cicatrici scolpiscono i volti, le
maschere proteggono gola, occhi e naso, mentre la performatività maschile si muove in uno spazio sospeso tra controllo e vulnerabilità. Come in The Hidden Mother, il celato — o forse addirittura il celante: un drappo, una ferita, una spada — diventa protagonista.

Linda Fregni Nagler

#0063

Dalla serie The Hidden Mother, 2006–13
Stampa all’albumina montata su cartoncino da 997 tintypes, dagherrotipi e stampe all’albumina / Albumen print on
cardboard from 997 original tintypes, daguerreotypes and albumen prints
16,5 x 10,8 cm
Courtesy dell’artista

Il percorso espositivo include oltre vent’anni di lavoro di Fregni Nagler: in mostra anche Non voglio uccidere nessuno, una delle prime serie dell’artista, in cui prende forma la figura di un soldato e i
luoghi che attraversa. Il lavoro suggerisce una narrazione senza definirne con precisione l’inizio o la fine. Il soldato è un disertore: impugna l’arma contro la propria volontà, fino a deporla.

Allontanandosi progressivamente dal campo di battaglia, emerge dall’oscurità e si avvicina alla luce. Come nella serie Pour commander à l’air, il protagonista sembra sospeso in un tempo fragile, ma è proprio in quello spazio intermedio che si apre la narrazione, capace di trasformare ogni esito.
Linda Fregni Nagler intreccia fotografia, ricerca e collezionismo. Indaga l’immagine che — ricordiamo — deriva dal latino imago, termine che significa rappresentazione, figura, ritratto, ma
anche fantasma o ombra: presenza e assenza.
Noi, invece, ci interroghiamo su ciò che entra nell’inquadratura e su ciò che resta fuori, e ci chiediamo: si può fermare lo scorrere del tempo? Si può nascondere il visibile e portare alla luce
ciò che si cerca di tenere nascosto?

Proviamo — come le tante creature (s)conosciute in mostra — rabbia, piacere, paura. Nuovi tormenti. E qualcosa rimane dentro di noi quando abbassiamo gli occhi e torniamo alle
nostre vite.

Per informazioni:
GAM – GALLERIA CIVICA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA – Via Magenta, 31 – 10128
Torino
Orari di apertura: martedì – domenica: 10:00 – 18:00.
Chiuso il lunedì. La biglietteria chiude un’ora prima.
https://www.gamtorino.it/it/

Condividi

Continua a leggere

Altri articoli

Alter Torino Network

JOIN THE
MOVEMENT

Siamo più di un magazine. Siamo una rete. Partecipa agli eventi, contribuisci ai contenuti, entra nella community.

Join Telegram